I giorni e le parole che non dimenticherai mai nell’arco della tua vita sono veramente pochi.

“Novella, mi dispiace ma non c’è battito”, era il 6 settembre del 2016, la mia vita, quel giorno si è fermata.

Tu, amore mio non c’eri più, il tuo cuore aveva smesso di battere, non so perché, so che eri andato via da me, lasciandomi sprofondare in un dolore enorme, grandissimo, mai provato prima.

Il mio più grande desiderio, in un attimo si era spezzato, e io mi sentivo sola, di nuovo.

Averti desiderato con tutta me stessa non era servito a nulla.

Sono stati giorni tremendi, tu non c’eri più da un paio di settimane e io non me ero accorta, non avevo avuto nessun sintomo che mi potesse far pensare al peggio.

Avevo avuto un aborto spontaneo, non si sa perché, era successo e basta, non c’erano spiegazioni (scientifiche).

D’accordo con il mio ginecologo, decido di far fare alla natura e ci diamo un tempo di 15 giorni.

La famiglia, e le amiche intime che sapevano, non facevano altro che dirmi che era un massacro, che così mi sarei fatta soltanto del male, che non aveva senso aspettare, che dovevo togliermi subito il pensiero, ma io già avevo preso la mia decisione.

Quel tempo non è servito, perché il 19 settembre, in una sala operatoria, mentre ascoltavo il pianto di un bimbo appena nato, mi addormentavano per fare il raschiamento.

Per mesi sono stata arrabbiata, non riuscivo a capire il perché fosse successo proprio a me, ovunque guardassi vedevo donne incinte, persino la mia migliore amica lo era.

Eravamo incinte insieme, io qualche settimana in più di lei, solo che la sua gravidanza procedeva nel migliore dei modi, la mia si era interrotta.

Per qualche tempo non sono riuscita a vederla.

Vederla significava soffrire, come se la triste realtà mi si spiattellasse in faccia, mi facevo mille e una domanda, provavo rabbia e dolore, ero felice per lei ma triste per me, un mix di emozioni che non riuscivo a spiegare, a nessuno.

Sapevo che nessuno poteva capire il mio dolore, avevo bisogno di stare sola, di piangere, di ritrovare mio marito da cui mi ero allontanata, di non essere giudicata e di stare lontana dalla “gente tossica”, da quella gente che pur di non stare in silenzio provava a modo suo a consolarmi e a minimizzare l’accaduto con frasi del tipo: “donna abortita mezza partorita”, “basta, vai avanti, non puoi fare così”, “ non era niente, era un embrione, ecc”.

Quante frasi ho dovuto sentire in quei giorni, più volevo esplodere, gridare, più invece mi chiudevo in me stessa.

Non riuscivo ad accettare la perdita, ad elaborare il lutto, sapevo che da sola non ce l’avrei fatta così ho chiesto aiuto a persone specializzate, iniziando un percorso di crescita personale.

Il dolore, ha lasciato spazio alla comprensione, il vuoto c’è  e credo rimarrà sempre, ogni volta che penso al mio bimbo i miei occhi diventano lucidi.

Oggi, però ho la consapevolezza che doveva andare così, che non avrei potuto fare nulla per cambiare il corso degli eventi, che dovevo vivere quel dolore forte, che tutto quello che ho passato doveva portarmi dove sono adesso.

Ho capito quanto sia fragile la vita, quanto in un attimo tutto può cambiare.

Il mio bimbo, che splende lassù, non l’ho dimenticato, vive con me e in me.

Ogni giorno, nei miei primi pensieri c’è sempre lui e so che da qualche parte mi sente e mi sorride.

Oggi, a distanza di un anno, sono di nuovo incinta, all’ottavo mese, tutto va per il meglio e tra poco conoscerò il mio Lorenzo, non trovo le parole per descrivere ciò che sento, un turbinio di emozioni in questi mesi mi hanno accompagnato in questo percorso lungo e meraviglioso che è la gravidanza.

A te, che tra poco verrai al mondo voglio dirti grazie di avermi scelta come mamma.

Novella,    27 settembre 2017

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